La copertura, o più comunemente tetto, ha la funzione di definire la parte superiore dell’edificio e di preservare l’ambiente interno dagli agenti atmosferici.
Lo scopo essenziale delle coperture è impedire l’insorgere di umidità, quella di opporre resistenza alle sollecitazioni date dalla neve e il vento. Il manto di copertura, che è lo strato esterno delle coperture, garantisce la tenuta dell’acqua, mentre la struttura portante ha il compito di sostenere il manto.
Il manto è effettuato con vari materiali che, grazie al modo in cui sono collegati e alla loro pendenza, assicurano la tenuta dell’acqua. Le coperture discontinue sono a loro volta ripartite in:
coperture di tegole in laterizio;
coperture di tegole in cemento;
coperture di lastre in fibrocemento;
coperture di lastre in pietra;
coperture di lastre di materie plastiche;
coperture di tegole bituminose;
coperture di pannelli metallici coibentanti;
coperture di rame;
coperture di lamiere grecate di acciaio zincato, rame, alluminio, ecc,;
coperture di paglia;
coperture di canna lacustre.
La copertura in legno strutturale è costituita da vari elementi:
le capriate;
la grossa orditura;
la piccola orditura.
Le capriate in legno, ognuna di esse formata da due travi (puntoni) disposte secondo l’inclinazione delle falde, riunite in sommità ad un travetto verticale (monaco o ometto), e inferiormente collegate ad una trave orizzontale (catena o tirante). Le unioni o connessioni dei vari elementi si ottengono mediante intagli, opportunamente rinforzati con ferri piatti. Questo tipo di incavallatura, chiamato capriata semplice, può essere usato fino a una portata di 6-7 metri.
Per coprire luci maggiori si ricorre ad altri tipi di capriate come per esempio la capriata formata da due puntoni, da un ometto e da una catena, disposti come nelle capriate semplici e inoltre da due contraffissi o saettoni interposti fra l’ometto e i puntoni. Le capriate di questo tipo si impiegano per coprire luci che vanno da 8 a 15 metri. Questo tipo di capriata era comunemente detta capriata all'italiana o capriata con saette fino agli anni '40 del Novecento, quando iniziò ad essere definita capriata palladiana, espressione che precedentemente indicava le capriate a tre monaci con controcatena.
Altra componente delle strutture portanti dei tetti a falde è la grossa orditura che, a seconda della sua disposizione, distingue i tetti nei due tipi:
orditura alla piemontese:
orditura alla lombarda.
L’orditura alla piemontese è costituita da una trave di colmo, appoggiata su capriate o direttamente su un muro di spina, e da cosiddetti falsi puntoni o travi disposti secondo la pendenza delle falde che, appoggiano superiormente sulla trave di colmo e inferiormente su una banchina o dormiente (dormiente è detta la trave poggiata completamente ai muri perimetrali, ossia una trave che non ha luce libera di inflessione ma è completamente poggiata su altre strutture per tutta la sua lunghezza).
L’orditura alla lombarda è caratterizzata dalla presenza di arcarecci o terzere che sono travi disposte parallelamente alle linee di gronda e appoggiate su capriate o su muri trasversali.
Terza e ultima componente delle strutture portanti dei tetti a falde è la piccola orditura. Costituita da correntini o listelli orizzontali, paralleli alle linee di gronda, nei tetti alla piemontese; e da travicelli o correntini o murali, inclinati secondo la pendenza del tetto, nei tetti alla lombarda.
fonte: wikipedia